APIS India Onlus
Una esperienza indimenticabile

Una esperienza indimenticabile


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Una delle prime raccomandazioni che lessi su una guida dopo aver deciso di partire per l’India – e che mi rasserenò molto – diceva pressappoco: “impara a non toccare niente al di fuori di te stesso”. Ora, al di là del suggerimento igienico-sanitario di cui si potrebbe discutere a lungo, l’unico consiglio che mi sento invece di dare oggi a chiunque si appresti a fare un viaggio simile è piuttosto quello di imparare a sporcarsi le mani.

Che se non ci si espone, non si impasta, non ci si sporca, non si vive la vera India. Uno dei momenti che maggiormente mi ha permesso di “sporcarmi” è stato grazie al sopralluogo dell’Apis alla scuola di Keela Eral. L’intento era quello di far visita ad una struttura scolastica per valutare se fosse il caso di prendersene carico o meno il progetto nei successivi due anni. Così, io, Federica e Teresa ci siamo messe in cammino verso un piccolo villaggio sperduto in mezzo ai campi, nell’estremo sud del Tamil Nadu, luogo in cui acqua corrente ed energia elettrica erano ancora un miraggio e dove l’asfalto sarebbe sembrato un vero e proprio scherzo della natura.

Le praterie brulicavano di magri pastori inturbantati accompagnati da vacche ancor più magre, mentre un via vai di donne avvolte in sari colorati sciamava attorno al pozzo reggendo sopra la testa vasi colmi d’acqua con equilibrio sorprendente.

A scuola, i bambini sono vestiti a festa per l’occasione del nostro arrivo, che come sempre appare inspiegabilmente un grande evento. Le bambine ci intrattengono inizialmente con un ballo tradizionale, ma gli abiti colorati non riescono a nascondere le caviglie fi n troppo sottili e le gambe magrissime. Qualche compagno tossisce mentre gli altri cantano in coro con voci un po’ troppo flebili. Siamo tutti seduti a gambe incrociate in quella che dapprima appare una grande aula spoglia e decadente, piena di crepe sul soffitto e sprovvista di lavagna, ma che poi – ci spiegano – si rivela essere lo spazio in cui convivono cinque classi intere.

Alcuni mobiletti in legno fungono da separé tra un’aula ed un’altra. L’ufficio del preside, manco a dirlo, è collocato nello stesso spazio: a separarlo dal resto delle classi una grande tavola di compensato con su scritto “offi ce room”. Non abbiamo portato con noi nessun giocattolo, né oggetti di cartoleria come avviene di solito e in me comincia a farsi strada il senso di colpa tipico dell’occidentalotta borghese. Penso che debba dargli qualcosa, ma non ho niente con me, perciò mi sento in difficoltà. A tirarmi fuori dal groviglio di preconcetti e stupidità che mi passa per la testa, sono come sempre i bambini, che decidono di insegnarmi i balli tipici del Tamil Nadu. Balliamo, chiacchieriamo, ridiamo insieme.

Mi rendo conto, forse per la prima volta, che io non sono lì in veste di salvatrice e che loro da noi non si aspettano nulla. Vogliono soltanto giocare e divertirsi, come tutti i bambini della loro età. Così li porto fuori e ci allarghiamo in un cerchio grandissimo. E giochiamo, balliamo e cantiamo forte, insieme, superando tutte le barriere linguistiche e ogni timidezza. Le mamme del villaggio si fermano ad osservarci ridendo e vogliono stringerci le mani. Come una ciliegina sulla torta, Teresa compra la merenda per tutti ed è una benedizione dopo aver sudato tanto. Le maestre sorridono e ci offrono il chaj, latte miscelato a tè nero, la bevanda tipica del sud buonissima!

Quando, dopo diverse ore, risaliamo sul furgoncino, i bambini ci salutano con la mano ridendo forte e correndoci dietro in mezzo alla terra di arenaria rossa e canne di bambù. Ce li lasciamo alle spalle, ma i volti, i sorrisi e gli insegnamenti ricevuti ce li porteremo dietro e ci aiuteranno a crescere e ad imparare che bisogna sporcarsi sempre in questa vita, con quella stessa semplice e profonda verità con cui lo fanno loro. A questo progetto, la costruzione della piccola scuola di Boomaiyapuram dedicheremo le prossime energie finanziarie rendere possibile la realizzazione dell’edificio preferibilmente entro giugno 2018, quando inizierà il nuovo anno scolastico. Siamo certi che grazie al vostro aiuto e fiducia anche questo obbiettivo sarà raggiunto. Abbiamo bisogno di voi!